Tag: logistica ecommerce

  • Dogane UE 2026: dal 1° novembre PID obbligatori per l’e-commerce

    Dogane UE 2026: dal 1° novembre PID obbligatori per l’e-commerce

    Il commercio elettronico europeo entra in una nuova fase. L’Unione Europea sta realizzando quella che la Commissione definisce la più ambiziosa riforma dell’Unione doganale dalla sua istituzione nel 1968, con un’attenzione particolare alle importazioni generate dall’e-commerce.

    Per aziende, seller e marketplace la data da segnare sul calendario è ora il 1° novembre 2026: da quel momento i Product Identifiers (PID) diventeranno obbligatori nell’ambito delle nuove procedure relative alle vendite a distanza di merci importate.

    Non si tratta, però, di un intervento isolato. Il nuovo obbligo si inserisce in una trasformazione molto più ampia del sistema doganale europeo, già iniziata nel 2026 e destinata a proseguire nei prossimi anni.

    Perché l’Europa sta cambiando le regole sull’e-commerce

    I numeri spiegano bene la portata del problema.

    Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2025 sono arrivati nell’UE quasi 5,9 miliardi di articoli classificati come low-value consignments, contro circa 4,6 miliardi nel 2024. Queste spedizioni rappresentano ormai la grande maggioranza degli articoli gestiti dalle dogane europee in importazione.

    La crescita esponenziale dei piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE ha aumentato enormemente il carico sulle autorità doganali e, contemporaneamente, ha reso più complesso verificare sicurezza, conformità e corretta classificazione delle merci.

    La riforma punta quindi a trasformare la dogana europea da un sistema basato prevalentemente sulle singole dichiarazioni a un modello sempre più digitale, centralizzato e data-driven.

    Il primo cambiamento è già operativo: 3 euro per le importazioni fino a 150 euro

    Una prima importante novità è entrata in vigore il 1° luglio 2026.

    Per le vendite a distanza di beni importati nell’UE in spedizioni di valore fino a 150 euro è stato introdotto un dazio doganale transitorio di 3 euro per item, eliminando la precedente esenzione dai dazi doganali prevista per questa fascia di valore.

    Attenzione a un dettaglio importante: i 3 euro non vengono necessariamente calcolati per singolo pezzo fisico contenuto nel pacco, ma in funzione degli item individuati attraverso la classificazione tariffaria.

    La stessa Commissione propone un esempio molto semplice: una spedizione contenente cinque T-shirt riconducibili allo stesso item comporta 3 euro di dazio; una spedizione contenente una T-shirt e un orologio comporta invece 6 euro.

    Il regime è transitorio e dovrebbe rimanere operativo fino al 1° luglio 2028, quando entrerà in funzione per l’e-commerce il nuovo EU Customs Data Hub.

    1° novembre 2026: arrivano i Product Identifiers obbligatori

    La seconda scadenza interessa direttamente la qualità e la struttura dei dati prodotto.

    Dal 1° novembre 2026 i Product Identifiers (PID) diventano obbligatori. La loro indicazione è possibile su base volontaria già dal 1° luglio.

    L’obiettivo è aumentare la tracciabilità dei prodotti e consentire alle autorità doganali di identificare con maggiore precisione le merci che entrano nel mercato europeo, migliorando la capacità di intercettare prodotti non conformi o potenzialmente pericolosi.

    Questo passaggio è particolarmente significativo perché conferma una tendenza ormai evidente: la qualità del dato prodotto sta diventando parte integrante della compliance logistica e doganale.

    Per chi vende attraverso marketplace internazionali non sarà quindi più sufficiente gestire correttamente prezzo, stock e spedizione. Diventerà sempre più importante garantire la coerenza delle informazioni associate a ogni articolo lungo l’intera catena digitale: catalogo, marketplace, ordine, logistica, documentazione doganale e sistemi del vettore.

    Arriva anche una nuova handling fee europea

    Il dazio di 3 euro non deve essere confuso con un’altra misura prevista dalla riforma: la nuova EU handling fee.

    Si tratta di due strumenti differenti.

    Il primo è un dazio doganale transitorio già operativo dal 1° luglio 2026. La seconda è invece una commissione destinata a contribuire ai costi sostenuti dalle autorità doganali per il controllo dell’enorme quantità di piccoli pacchi generati dall’e-commerce.

    Secondo il Consiglio dell’UE, questa handling fee dovrà essere applicata entro il 1° novembre 2026, mentre il suo livello deve essere stabilito dalla Commissione.

    Per seller e marketplace è quindi fondamentale non considerare i 3 euro come l’unico nuovo costo potenziale derivante dalla riforma.

    Marketplace sempre più responsabili

    La trasformazione non riguarda soltanto le procedure doganali.

    Uno dei principi centrali della nuova architettura europea consiste nello spostare progressivamente maggiori responsabilità verso gli operatori che gestiscono le transazioni online.

    Nel nuovo sistema, le piattaforme e gli operatori che effettuano vendite a distanza verso l’UE assumono un ruolo molto più rilevante nell’assicurare che formalità doganali, informazioni e pagamenti siano gestiti correttamente.

    È un cambiamento importante soprattutto per i marketplace internazionali e per le aziende extra-UE che vendono direttamente ai consumatori europei.

    La direzione scelta dall’Europa appare chiara: la compliance non deve più essere verificata soltanto quando il pacco arriva fisicamente alla frontiera, ma deve essere incorporata nel processo digitale di vendita.

    Verso l’EU Customs Data Hub

    Il vero punto di arrivo della riforma sarà il nuovo EU Customs Data Hub, una piattaforma europea centralizzata attraverso la quale gli operatori potranno trasmettere informazioni doganali e informazioni relative ai prodotti.

    Per l’e-commerce il Data Hub diventerà operativo e obbligatorio dal 1° luglio 2028.

    L’obiettivo è superare progressivamente la frammentazione degli attuali sistemi nazionali, permettendo alle imprese di trasmettere le informazioni una sola volta e consentendo contemporaneamente alle autorità doganali europee di utilizzare dati condivisi e aggiornati.

    Il sistema permetterà inoltre di applicare strumenti avanzati di analisi dei dati e gestione del rischio per individuare più rapidamente spedizioni o prodotti che richiedono controlli.

    Cosa devono fare adesso seller e aziende che vendono sui marketplace

    La scadenza del 1° novembre non dovrebbe essere considerata semplicemente come un nuovo campo da compilare nella dichiarazione doganale.

    Per le aziende che operano sui marketplace internazionali è il momento di verificare l’intera product data chain.

    Significa controllare che identificativi prodotto, SKU, GTIN/EAN quando applicabili, classificazioni doganali, descrizioni, origine, valore e altre informazioni necessarie siano correttamente associate ai prodotti e possano essere trasferite senza incongruenze tra ERP, PIM, marketplace, sistemi logistici, corrieri e intermediari doganali.

    Per chi gestisce grandi cataloghi o vende contemporaneamente su più marketplace e in più Paesi, una gestione manuale di queste informazioni diventa progressivamente meno sostenibile.

    La riforma doganale europea rafforza quindi una trasformazione che Zelda Group osserva da tempo nel marketplace business: catalogo, compliance, fiscalità e logistica non possono più essere gestiti come processi separati.

    Dal marketplace alla dogana: il dato prodotto diventa strategico

    L’introduzione dei PID rappresenta probabilmente solo uno dei primi passaggi verso un ecosistema e-commerce europeo nel quale il prodotto sarà identificabile e verificabile lungo tutto il percorso, dalla pubblicazione dell’offerta fino all’ingresso fisico della merce nell’Unione.

    Per i brand che utilizzano Amazon e gli altri marketplace come strumenti di espansione internazionale questo significa prepararsi a un modello nel quale qualità del catalogo, tracciabilità, compliance e infrastruttura logistica saranno sempre più interconnesse.

    Chi dispone già di cataloghi strutturati, procedure di compliance, sistemi integrati e partner logistici in grado di gestire correttamente i flussi internazionali parte quindi da una posizione organizzativa più favorevole.

    Per chi vende o intende vendere attraverso i marketplace europei, i prossimi mesi saranno il momento giusto per verificare cataloghi e flussi logistici e capire come le nuove regole doganali possano incidere sul proprio modello di vendita internazionale.

    Zelda Group supporta brand e aziende nella gestione e nell’espansione delle vendite sui principali marketplace internazionali, integrando gestione del catalogo, marketplace operations, logistica, spedizioni e strategie di internazionalizzazione. Contattaci per verificare insieme catalogo e flussi logistici in vista del 1° novembre.

  • FBA, FBM o 3PL? Come scegliere il modello logistico giusto con il supporto dell’AI

    FBA, FBM o 3PL? Come scegliere il modello logistico giusto con il supporto dell’AI

    Quando si vende online, la logistica non è un aspetto secondario. Al contrario, è uno degli elementi che incidono di più su costi, tempi di consegna, qualità del servizio e possibilità di crescita.

    Per questo la scelta tra FBA, FBM e 3PL non dovrebbe mai essere affrontata in modo superficiale. Non esiste infatti una soluzione valida per tutti. Esiste la soluzione più adatta a un determinato prodotto, a uno specifico mercato e a un preciso obiettivo commerciale, o addirittura ad una specifica stagione.

    Ed è proprio da questa considerazione che nasce l’approccio adottato da Zelda Group e Konke Srl: non trattare la logistica come una scelta standard, ma come una decisione strategica da valutare caso per caso, anche attraverso un sistema integrato di soluzioni sviluppate da più di dieci anni e ora automatizzate con l’AI in grado di individuare in tempo reale quale sia il modello più efficiente tra FBA, FBM e 3PL.

    Tre modelli diversi, tre logiche diverse

    FBA è il modello in cui Amazon gestisce gran parte del processo logistico: stoccaggio, preparazione, spedizione e parte del post-vendita. È una soluzione particolarmente utile quando i prodotti hanno un alta velocità di rotazione, oppure si vogliono velocizzare le consegne, semplificare i flussi operativi e beneficiare della struttura logistica di Amazon. La contro-indicazione è abitualmente il costo della logistica di Amazon che è usualmente il più alto del mercato.

    FBM, invece, prevede che sia il merchant a gestire direttamente la logistica, internamente o tramite un proprio partner. Questo approccio offre maggiore controllo sui processi, sul packaging e sulla gestione operativa, e può essere vantaggioso in molte situazioni soprattutto in fase di start up o di lente rotazioni.

    La 3PL, infine, rappresenta una logistica esterna e integrata, affidata a un operatore specializzato. È spesso la scelta più adatta per i brand che vendono su più canali, in più Paesi, e che hanno bisogno di coordinare marketplace, e-commerce, corrieri, resi e sistemi gestionali all’interno di un unico flusso.

    Il punto non è scegliere un modello in assoluto

    La vera domanda non è se sia meglio FBA, FBM o 3PL. La vera domanda è quale modello sia più adatto in quel momento, per quel prodotto e per quel mercato.

    Ci sono articoli che funzionano bene in FBA perché hanno una rotazione alta, margini adeguati e richiedono consegne rapide. Ce ne sono altri che rendono meglio in FBM, magari perché hanno esigenze particolari di confezionamento o perché il brand vuole mantenere un controllo diretto sulla gestione dell’ordine. In altri casi, soprattutto in una logica multicanale e internazionale, la soluzione più efficace è una 3PL integrata.

    Proprio per questo oggi non ha più senso ragionare in modo rigido. La logistica deve essere flessibile, adattabile e guidata da dati concreti.

    Il valore dell’AI nella scelta logistica

    È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale.

    Il sistema integrato adottato da Zelda Group e Konke Srl consente di analizzare una serie di variabili fondamentali per capire quale modello logistico sia davvero il più conveniente in ogni momento. Non si tratta quindi di scegliere “a sensazione”, ma di basarsi su elementi reali: rotazione del prodotto, marginalità, peso e volume, destinazione, costi di spedizione, livello di servizio richiesto, gestione dei resi, stagionalità, complessità operativa e obiettivi di crescita.

    Questo approccio permette di fare una valutazione molto più precisa e soprattutto più dinamica. Uno stesso prodotto può essere adatto a FBA in una fase di sviluppo, ma diventare più efficiente in FBM o in 3PL in un momento successivo. La scelta logistica, quindi, non è più fissa, ma evolve insieme al business.

    Un approccio più evoluto alla logistica

    Oggi il vantaggio competitivo non sta nello scegliere una sola strada e mantenerla a tutti i costi. Sta nella capacità di adottare il modello più adatto in base allo scenario.Per questo Zelda Group e Konke Srl hanno sviluppato un approccio che unisce esperienza operativa, integrazione tecnologica e supporto dell’AI. L’obiettivo è individuare, di volta in volta, la soluzione logistico-distributiva più efficace per migliorare marginalità, efficienza e qualità del servizio.

    Conclusione

    Scegliere tra FBA, FBM e 3PL non significa solo decidere come spedire un ordine. Significa costruire un modello logistico coerente con il proprio business, con i propri prodotti e con i propri obiettivi di crescita.In un mercato sempre più competitivo, la logistica non può più essere standard. Deve essere ragionata, flessibile e guidata dai dati.

    Ed è proprio in questa direzione che si muove il lavoro integrato di Zelda Group e Konke Srl: trasformare la logistica da semplice funzione operativa a leva strategica per la crescita sui marketplace.