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  • Amazon lancia “Aggiungi alla Consegna” in Italia: cosa cambia per chi vende

    Amazon lancia “Aggiungi alla Consegna” in Italia: cosa cambia per chi vende

    In breve: dal 21 settembre 2026 i clienti Prime in Italia possono aggiungere un prodotto a una consegna Amazon già in arrivo, anche dopo aver chiuso l’ordine. Sui prodotti idonei compare un pulsante blu “Aggiungi alla Consegna”, nella pagina prodotto e nei risultati di ricerca. La funzione è disponibile nell’app Amazon Shopping e su Amazon.it da dispositivi mobili, vale per le consegne previste in giornata o il giorno dopo e accetta solo articoli idonei Prime. Amazon la attiva per gradi nelle prossime settimane. Negli Stati Uniti, dove il rilascio è partito ad agosto 2025, dopo circa due mesi Amazon contava già oltre 50 milioni di utilizzi. Per chi vende, il pulsante blu premia i prodotti con badge Prime, stock vicino al cliente e una scheda che si legge bene su smartphone.


    Cosa ha annunciato Amazon

    Amazon ha presentato “Aggiungi alla Consegna” il 21 settembre con un comunicato da Milano. Il caso d’uso lo conosci: chiudi un ordine e cinque minuti dopo ti accorgi che manca qualcosa. Finora facevi un secondo ordine e spesso ricevevi due consegne. Con la nuova funzione Amazon associa il secondo acquisto alla consegna già programmata.

    Il comunicato cita un’ampia scelta di categorie: casa, animali domestici, elettronica, abbigliamento, libri e altre ancora. Amazon mostra il pulsante caso per caso, solo quando un articolo idoneo può ancora raggiungere una consegna in programma.


    Come funziona, passo per passo

    La pagina di assistenza di Amazon.it descrive il flusso completo:

    1. Il pulsante. Mentre navighi nell’app o sul sito mobile, sui prodotti idonei trovi il pulsante blu “Aggiungi alla Consegna”, sia nella scheda prodotto sia nei risultati di ricerca.
    2. La conferma. Quando lo tocchi, Amazon apre una finestra con il prodotto, l’indirizzo e la data di consegna prevista. L’acquisto parte solo se selezioni “Conferma e acquista ora”.
    3. Pagamento e indirizzo. Amazon usa il metodo di pagamento dell’ordine originale e l’ultimo indirizzo di consegna. Non puoi scegliere un altro indirizzo, e Amazon esclude i metodi di pagamento che richiedono una verifica aggiuntiva. Il pagamento puoi cambiarlo da “I miei ordini”, finché Amazon non inizia a preparare la spedizione.
    4. Altri articoli. Nella schermata di conferma Amazon propone altri prodotti idonei da aggiungere alla stessa consegna.
    5. Il ripensamento. Subito dopo la conferma compare il pulsante “Annulla ordine”, attivo finché resti su quella schermata. Più tardi puoi annullare da “I miei ordini”, se l’articolo non è ancora partito, oppure passare dal Centro resi.

    Gli articoli aggiunti possono arrivare in pacchi separati rispetto all’ordine originale: Amazon lo scrive nella stessa pagina di assistenza. Il cliente ragiona per consegna, e la composizione dei pacchi resta un affare della logistica di Amazon.


    Le condizioni in sintesi

    VoceDettaglio
    ChiClienti Prime che acquistano su Amazon.it dall’Italia
    DoveApp Amazon Shopping e Amazon.it da dispositivi mobili. Il sito desktop resta escluso
    QuandoCon una consegna prevista in giornata o il giorno dopo, finché Amazon riesce a integrarla
    Quali prodottiSolo articoli idonei Prime, in categorie come casa, animali domestici, elettronica, abbigliamento e libri
    Pagamento e indirizzoQuelli dell’ordine originale e dell’ultima consegna, applicati in automatico
    Annullamento“Annulla ordine” subito dopo la conferma, poi da “I miei ordini” se l’articolo non è partito
    DisponibilitàRilascio graduale a un numero crescente di clienti Prime nelle prossime settimane

    Negli Stati Uniti è attiva da un anno

    Amazon ha iniziato a distribuire “Add to Delivery” ai clienti Prime americani ad agosto 2025 e l’ha annunciata il 2 ottobre. Negli USA bastava un tocco, senza ripassare dal checkout e senza costi di spedizione aggiuntivi, e il pulsante blu prendeva il posto di “Acquista ora” nella pagina prodotto. A inizio ottobre 2025 Doug Herrington, CEO di Worldwide Amazon Stores, parlava di oltre 50 milioni di utilizzi dall’avvio del rilascio.

    Nel Regno Unito Amazon ha lanciato la funzione con le stesse regole della versione italiana: pulsante anche nei risultati di ricerca, conferma in una finestra dedicata, rilascio graduale. Nel comunicato britannico Amazon riassume l’obiettivo così: aiutare i clienti a “costruire una consegna”, oltre che un carrello. Per chi vende cambia il momento dell’acquisto: dopo il checkout la consegna resta aperta ad altri prodotti, finché Amazon può ancora integrarla.


    Perché Amazon spinge su questa funzione

    Nei comunicati americano e britannico Amazon dice di volersi adattare al modo in cui le persone comprano: un bisogno alla volta, quando si presenta. Con il pulsante Amazon elimina i passaggi che spesso facevano rimandare il secondo acquisto, quello da pochi euro. I prodotti di uso quotidiano pesano già molto sulle consegne veloci: nel primo trimestre 2025 Amazon ha consegnato in giornata, in Europa, oltre 20 milioni di articoli di questa categoria, con una crescita di oltre l’80% sull’anno precedente.

    Ogni articolo aggiunto a una consegna già programmata può anche evitare ad Amazon un secondo passaggio alla stessa porta. Amazon offre la funzione solo su app e sito mobile: SmartWorld nota l’esclusione del desktop e la legge come una spinta di Amazon a portare gli acquisti sullo smartphone.


    Cosa cambia per chi vende su Amazon

    Amazon non ha pubblicato regole per i venditori. L’unico requisito dichiarato riguarda il prodotto, che deve essere idoneo Prime. Il resto dipende dalla promessa di consegna: il pulsante compare solo se l’articolo può arrivare con una consegna prevista in giornata o il giorno dopo.

    1. Senza badge Prime resti fuori

    Se vendi in FBM senza badge Prime, i tuoi prodotti non avranno il pulsante. Il cliente può comprarli dal carrello, come sempre, ma perde la scorciatoia e l’abbinamento alla consegna in arrivo. Su un prodotto da pochi euro, è probabile che chi ha già un pacco in arrivo scelga l’alternativa con il pulsante blu.

    2. Conta dove si trova lo stock

    Oltre al badge serve una consegna prevista in giornata o il giorno dopo verso l’indirizzo del cliente, quindi un prodotto disponibile in un magazzino abbastanza vicino. Con FBA è Amazon a distribuire l’inventario nella sua rete, mentre tu controlli quantità e riassortimenti. Se vai in stock-out anche per pochi giorni, perdi il pulsante nei giorni in cui i clienti comprano. Se stai valutando il modello logistico, abbiamo messo a confronto FBA, FBM e 3PL in questa guida.

    3. La vendita si gioca sullo smartphone

    Il pulsante compare solo da mobile, anche nei risultati di ricerca. Lì il cliente decide guardando pochi elementi: immagine principale, inizio del titolo, prezzo, stelle e data di consegna. Se l’immagine principale non si legge su uno schermo piccolo, o se il titolo nomina il prodotto dopo 80 caratteri, perdi l’acquisto d’impulso. Amazon ha introdotto i titoli modulari, attivi dal 27 luglio 2026, perché da mobile tronca i titoli lunghi: trovi le regole nel nostro articolo sui titoli modulari.

    4. Accessori, ricariche e consumabili hanno un’occasione in più

    Negli esempi dei comunicati americano e britannico Amazon cita carta da cucina, snack per animali, un libro, un biglietto d’auguri: acquisti piccoli, che il cliente ricorda all’ultimo. Se nel tuo catalogo ci sono accessori, ricariche, consumabili o prodotti complementari ai tuoi best seller, sono i candidati naturali per il pulsante blu. Poi c’è una vetrina nuova, la schermata di conferma, dove Amazon propone altri articoli idonei. Amazon non ha spiegato con quale logica li sceglie.

    5. Per te sono ordini come gli altri

    Un acquisto fatto con “Aggiungi alla Consegna” è un ordine a sé: il cliente lo paga, lo può annullare e può cambiarne il metodo di pagamento. Amazon non ha comunicato se e come questi ordini saranno riconoscibili nei report di Seller Central. Se nelle prossime settimane vedi crescere gli ordini da un solo pezzo sui prodotti economici, questa funzione è una delle spiegazioni possibili.


    La checklist per chi vende

    1. Controlla il badge Prime sui prodotti a basso prezzo e da riacquisto. Se sono in FBM senza Prime, valuta il passaggio in FBA almeno per le referenze che vendono ogni giorno.
    2. Proteggi la disponibilità. Pianifica i riassortimenti FBA con anticipo sulle referenze ad alta rotazione: senza stock il pulsante sparisce.
    3. Guarda i tuoi prodotti da smartphone. Apri l’app, cerca le tue keyword principali e controlla come appari nei risultati: immagine, inizio del titolo, prezzo, data di consegna.
    4. Mappa i prodotti complementari. Accessori, ricariche e consumabili legati ai tuoi prodotti principali sono i candidati naturali per l’acquisto aggiunto.
    5. Ricalcola il margine sui prezzi bassi. Su un articolo da pochi euro commissioni di vendita e tariffe FBA pesano di più: verifica che l’acquisto aggiunto resti in utile.
    6. Fai una prova dal vivo. Con un account Prime, fai un ordine con consegna in giornata o domani e poi cerca i tuoi prodotti. Se il pulsante non compare, controlla badge Prime e data di consegna prevista, e tieni conto del rilascio graduale: la funzione potrebbe non essere ancora attiva su quell’account.

    Il nostro punto di vista

    Per il cliente Prime la novità è piccola: le spedizioni sono già gratuite e veloci, e un secondo ordine costa pochi tocchi, come osserva anche SmartWorld. Per chi vende pesa di più, perché sposta una parte degli acquisti dal carrello alla consegna già in arrivo. In quel momento Amazon mette in vetrina i prodotti con il badge Prime, lo stock nel magazzino giusto e una scheda che si legge bene su uno schermo da sei pollici.

    Sono le leve su cui lavoriamo ogni giorno con i brand che seguiamo: logistica FBA, disponibilità, schede pensate per il mobile. Il pulsante blu dà un motivo in più per tenerle in ordine, e in Italia il rilascio è appena partito.

    Se vuoi capire quali dei tuoi prodotti possono intercettare questi acquisti e cosa sistemare tra logistica e schede, contattaci: analizziamo insieme catalogo e disponibilità e ti diciamo da dove partire.


    Domande frequenti

    Chi può usare “Aggiungi alla Consegna” su Amazon?

    I clienti Prime che acquistano su Amazon.it dall’Italia, dall’app Amazon Shopping o dal sito mobile. Amazon attiva la funzione per gradi, quindi alcuni account la vedranno nelle prossime settimane.

    Perché non vedo il pulsante blu?

    I motivi possibili sono tre: la funzione non è ancora attiva sul tuo account, non hai una consegna prevista in giornata o il giorno dopo che Amazon possa ancora integrare, oppure il prodotto non è idoneo. In questi casi compri dal carrello come sempre.

    Posso scegliere un altro indirizzo o un altro metodo di pagamento?

    L’indirizzo no: Amazon usa l’ultimo indirizzo di consegna. Per il pagamento Amazon parte dal metodo dell’ordine originale, che puoi cambiare da “I miei ordini” prima che inizi la preparazione della spedizione.

    Come annullo un prodotto aggiunto per sbaglio?

    Con il pulsante “Annulla ordine” che compare subito dopo la conferma. Se hai già chiuso la schermata, annulli da “I miei ordini” finché l’articolo non è spedito; dopo, passi dal Centro resi.

    Quali prodotti posso aggiungere a una consegna?

    Solo articoli idonei Prime, in categorie come casa, animali domestici, elettronica, abbigliamento e libri. Amazon decide caso per caso dove mostrare l’opzione.


    Fonti: Amazon Italia, comunicato del 21 settembre 2026 · Amazon.it, Servizio clienti: Aggiungi alla consegna con Amazon Prime · HDblog, Amazon lancia “Aggiungi alla Consegna” · SmartWorld, “Aggiungi alla Consegna” in Italia · About Amazon (USA), lancio di Add to Delivery · TechCrunch, 2 ottobre 2025 · Retail Dive, 3 ottobre 2025 · About Amazon UK, Add to Delivery nel Regno Unito · About Amazon EU, consegne in giornata in Europa (7 maggio 2025).

    Leggi anche: Servizio di consegna in giornata Amazon, nuova espansione sui mercati europei · FBA, FBM o 3PL? Come scegliere il modello logistico giusto con il supporto dell’AI · Titoli Modulari Amazon: cosa cambia dal 27 luglio 2026 · Amazon Product Bundles: come funzionano e perché usarli per aumentare le vendite.

  • Dogane UE 2026: dal 1° novembre PID obbligatori per l’e-commerce

    Dogane UE 2026: dal 1° novembre PID obbligatori per l’e-commerce

    Il commercio elettronico europeo entra in una nuova fase. L’Unione Europea sta realizzando quella che la Commissione definisce la più ambiziosa riforma dell’Unione doganale dalla sua istituzione nel 1968, con un’attenzione particolare alle importazioni generate dall’e-commerce.

    Per aziende, seller e marketplace la data da segnare sul calendario è ora il 1° novembre 2026: da quel momento i Product Identifiers (PID) diventeranno obbligatori nell’ambito delle nuove procedure relative alle vendite a distanza di merci importate.

    Non si tratta, però, di un intervento isolato. Il nuovo obbligo si inserisce in una trasformazione molto più ampia del sistema doganale europeo, già iniziata nel 2026 e destinata a proseguire nei prossimi anni.

    Perché l’Europa sta cambiando le regole sull’e-commerce

    I numeri spiegano bene la portata del problema.

    Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2025 sono arrivati nell’UE quasi 5,9 miliardi di articoli classificati come low-value consignments, contro circa 4,6 miliardi nel 2024. Queste spedizioni rappresentano ormai la grande maggioranza degli articoli gestiti dalle dogane europee in importazione.

    La crescita esponenziale dei piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE ha aumentato enormemente il carico sulle autorità doganali e, contemporaneamente, ha reso più complesso verificare sicurezza, conformità e corretta classificazione delle merci.

    La riforma punta quindi a trasformare la dogana europea da un sistema basato prevalentemente sulle singole dichiarazioni a un modello sempre più digitale, centralizzato e data-driven.

    Il primo cambiamento è già operativo: 3 euro per le importazioni fino a 150 euro

    Una prima importante novità è entrata in vigore il 1° luglio 2026.

    Per le vendite a distanza di beni importati nell’UE in spedizioni di valore fino a 150 euro è stato introdotto un dazio doganale transitorio di 3 euro per item, eliminando la precedente esenzione dai dazi doganali prevista per questa fascia di valore.

    Attenzione a un dettaglio importante: i 3 euro non vengono necessariamente calcolati per singolo pezzo fisico contenuto nel pacco, ma in funzione degli item individuati attraverso la classificazione tariffaria.

    La stessa Commissione propone un esempio molto semplice: una spedizione contenente cinque T-shirt riconducibili allo stesso item comporta 3 euro di dazio; una spedizione contenente una T-shirt e un orologio comporta invece 6 euro.

    Il regime è transitorio e dovrebbe rimanere operativo fino al 1° luglio 2028, quando entrerà in funzione per l’e-commerce il nuovo EU Customs Data Hub.

    1° novembre 2026: arrivano i Product Identifiers obbligatori

    La seconda scadenza interessa direttamente la qualità e la struttura dei dati prodotto.

    Dal 1° novembre 2026 i Product Identifiers (PID) diventano obbligatori. La loro indicazione è possibile su base volontaria già dal 1° luglio.

    L’obiettivo è aumentare la tracciabilità dei prodotti e consentire alle autorità doganali di identificare con maggiore precisione le merci che entrano nel mercato europeo, migliorando la capacità di intercettare prodotti non conformi o potenzialmente pericolosi.

    Questo passaggio è particolarmente significativo perché conferma una tendenza ormai evidente: la qualità del dato prodotto sta diventando parte integrante della compliance logistica e doganale.

    Per chi vende attraverso marketplace internazionali non sarà quindi più sufficiente gestire correttamente prezzo, stock e spedizione. Diventerà sempre più importante garantire la coerenza delle informazioni associate a ogni articolo lungo l’intera catena digitale: catalogo, marketplace, ordine, logistica, documentazione doganale e sistemi del vettore.

    Arriva anche una nuova handling fee europea

    Il dazio di 3 euro non deve essere confuso con un’altra misura prevista dalla riforma: la nuova EU handling fee.

    Si tratta di due strumenti differenti.

    Il primo è un dazio doganale transitorio già operativo dal 1° luglio 2026. La seconda è invece una commissione destinata a contribuire ai costi sostenuti dalle autorità doganali per il controllo dell’enorme quantità di piccoli pacchi generati dall’e-commerce.

    Secondo il Consiglio dell’UE, questa handling fee dovrà essere applicata entro il 1° novembre 2026, mentre il suo livello deve essere stabilito dalla Commissione.

    Per seller e marketplace è quindi fondamentale non considerare i 3 euro come l’unico nuovo costo potenziale derivante dalla riforma.

    Marketplace sempre più responsabili

    La trasformazione non riguarda soltanto le procedure doganali.

    Uno dei principi centrali della nuova architettura europea consiste nello spostare progressivamente maggiori responsabilità verso gli operatori che gestiscono le transazioni online.

    Nel nuovo sistema, le piattaforme e gli operatori che effettuano vendite a distanza verso l’UE assumono un ruolo molto più rilevante nell’assicurare che formalità doganali, informazioni e pagamenti siano gestiti correttamente.

    È un cambiamento importante soprattutto per i marketplace internazionali e per le aziende extra-UE che vendono direttamente ai consumatori europei.

    La direzione scelta dall’Europa appare chiara: la compliance non deve più essere verificata soltanto quando il pacco arriva fisicamente alla frontiera, ma deve essere incorporata nel processo digitale di vendita.

    Verso l’EU Customs Data Hub

    Il vero punto di arrivo della riforma sarà il nuovo EU Customs Data Hub, una piattaforma europea centralizzata attraverso la quale gli operatori potranno trasmettere informazioni doganali e informazioni relative ai prodotti.

    Per l’e-commerce il Data Hub diventerà operativo e obbligatorio dal 1° luglio 2028.

    L’obiettivo è superare progressivamente la frammentazione degli attuali sistemi nazionali, permettendo alle imprese di trasmettere le informazioni una sola volta e consentendo contemporaneamente alle autorità doganali europee di utilizzare dati condivisi e aggiornati.

    Il sistema permetterà inoltre di applicare strumenti avanzati di analisi dei dati e gestione del rischio per individuare più rapidamente spedizioni o prodotti che richiedono controlli.

    Cosa devono fare adesso seller e aziende che vendono sui marketplace

    La scadenza del 1° novembre non dovrebbe essere considerata semplicemente come un nuovo campo da compilare nella dichiarazione doganale.

    Per le aziende che operano sui marketplace internazionali è il momento di verificare l’intera product data chain.

    Significa controllare che identificativi prodotto, SKU, GTIN/EAN quando applicabili, classificazioni doganali, descrizioni, origine, valore e altre informazioni necessarie siano correttamente associate ai prodotti e possano essere trasferite senza incongruenze tra ERP, PIM, marketplace, sistemi logistici, corrieri e intermediari doganali.

    Per chi gestisce grandi cataloghi o vende contemporaneamente su più marketplace e in più Paesi, una gestione manuale di queste informazioni diventa progressivamente meno sostenibile.

    La riforma doganale europea rafforza quindi una trasformazione che Zelda Group osserva da tempo nel marketplace business: catalogo, compliance, fiscalità e logistica non possono più essere gestiti come processi separati.

    Dal marketplace alla dogana: il dato prodotto diventa strategico

    L’introduzione dei PID rappresenta probabilmente solo uno dei primi passaggi verso un ecosistema e-commerce europeo nel quale il prodotto sarà identificabile e verificabile lungo tutto il percorso, dalla pubblicazione dell’offerta fino all’ingresso fisico della merce nell’Unione.

    Per i brand che utilizzano Amazon e gli altri marketplace come strumenti di espansione internazionale questo significa prepararsi a un modello nel quale qualità del catalogo, tracciabilità, compliance e infrastruttura logistica saranno sempre più interconnesse.

    Chi dispone già di cataloghi strutturati, procedure di compliance, sistemi integrati e partner logistici in grado di gestire correttamente i flussi internazionali parte quindi da una posizione organizzativa più favorevole.

    Per chi vende o intende vendere attraverso i marketplace europei, i prossimi mesi saranno il momento giusto per verificare cataloghi e flussi logistici e capire come le nuove regole doganali possano incidere sul proprio modello di vendita internazionale.

    Zelda Group supporta brand e aziende nella gestione e nell’espansione delle vendite sui principali marketplace internazionali, integrando gestione del catalogo, marketplace operations, logistica, spedizioni e strategie di internazionalizzazione. Contattaci per verificare insieme catalogo e flussi logistici in vista del 1° novembre.

  • Il dazio da 3 euro sui pacchi cinesi ha funzionato. Temu ha perso metà delle vendite in due mesi

    Il dazio da 3 euro sui pacchi cinesi ha funzionato. Temu ha perso metà delle vendite in due mesi

    Dal 1° luglio 2026, ogni pacco sotto i 150 euro proveniente dalla Cina paga 3 euro di dazio per categoria di prodotto. Le dogane francesi hanno già misurato il risultato: -30/40% di spedizioni verso l’UE in un mese e mezzo.

    Temu, AliExpress e Shein hanno costruito il loro modello sull’esenzione doganale europea per i pacchi sotto i 150 euro. Dal 1° luglio non esiste più, e i numeri mostrano quanto quella esenzione fosse il perno del loro vantaggio competitivo.

    Nel 2025 sono entrati nel mercato europeo 5,9 miliardi di piccoli pacchi: 16 milioni al giorno, quattro volte il volume del 2022. Il 93% proveniva dalla Cina. In due mesi, buona parte di quel flusso si è fermata.

    Il calo: Temu -50%, AliExpress -37%, Shein -15%

    I dati vengono da due fonti. Le dogane francesi, citate giovedì dal ministero dell’Economia di Parigi, registrano un calo del 30-40% delle importazioni di piccoli pacchi dalla Cina verso l’UE. L’app Joko, che analizza le transazioni bancarie di 1,5 milioni di utenti, quantifica per singola piattaforma: tra giugno e luglio Temu ha perso il 50% del volume di vendite, AliExpress il 37%, Shein il 15%.

    Temu e AliExpress hanno risposto alzando i prezzi — rispettivamente del 30 e del 27% sullo scontrino medio. AliExpress ha incluso i dazi nel prezzo e ha definito le nuove regole “fondamentalmente sbagliate” e dannose per le famiglie a basso reddito. Dal punto di vista commerciale è una posizione comprensibile; meno lo è considerando che nel 2025 un’indagine UE ha trovato che oltre il 60% dei prodotti di basso valore controllati non rispettava i requisiti di sicurezza europei.

    Perché Shein resiste meglio

    Shein aveva anticipato il problema. A dicembre 2025 ha aperto un grande magazzino in Polonia che le consente di spedire come importatore convenzionale, senza far passare ogni ordine come pacco diretto dalla Cina. Non è un’elusione: è il modello che Amazon, Zalando e tutti gli altri retailer usano da sempre. Shein ha smesso di essere un’eccezione.

    Il risultato è un -15% contro il -50% di Temu, che non ha una struttura logistica europea paragonabile.

    Il precedente francese: cosa è andato storto

    La Francia ci aveva già provato a marzo 2026, con una tassa autonoma da 2 euro per categoria. Il risultato era stato marginale: 2,3 milioni di euro al mese di gettito contro i 400 milioni previsti. Le piattaforme avevano semplicemente dirottato le spedizioni attraverso paesi confinanti, bypassando le dogane francesi. Parigi ha sospeso la propria misura per convergere su quella comunitaria.

    La differenza con il dazio UE è proprio questa: il porto d’ingresso non cambia niente. Il prelievo vale in tutta l’Unione.

    L’Italia: la tassa da 2 euro rimane in piedi

    L’Italia non ha abbandonato la propria misura autonoma, prevista per ottobre a 2 euro per pacco. Il ministro Giorgetti l’ha definita “compatibile con il dazio europeo”. In pratica significa che il consumatore italiano potrebbe pagare entrambi i prelievi contemporaneamente.

    Il dazio comunitario da 3 euro è temporaneo: copre il periodo fino alla riforma doganale europea prevista per il 2028. Da novembre si aggiunge una voce “spese di trattamento” ancora da quantificare, stimata intorno ai 2 euro a pacco.

    Cosa cambia per chi vende su Amazon

    Il calo del volume di spedizioni cinesi verso l’UE alleggerisce la pressione sui prezzi che negli ultimi tre anni ha schiacciato molte categorie di prodotto su Amazon. Non elimina la concorrenza, ma modifica le condizioni di costo su cui si basa.

    Un prodotto che su Temu costava 8 euro ora può costarne 10-11, dopo il trasferimento del dazio sui consumatori. Per un venditore europeo che produceva o importava in modo convenzionale, pagando dazi e IVA già prima, il gap di prezzo si restringe.

    Quanto questa compressione sia sufficiente a cambiare le abitudini d’acquisto costruite negli ultimi quattro anni è ancora da vedere. La soglia di prezzo che rendeva Temu irresistibile si è alzata. Se i consumatori notino la differenza, lo dicono le prossime trimestrali.