Autore: Alessandro Pirani

  • Amazon apre a Jesi il nono centro di distribuzione italiano: cosa cambia per chi vende sui marketplace

    Amazon apre a Jesi il nono centro di distribuzione italiano: cosa cambia per chi vende sui marketplace

    Un investimento da 180 milioni di euro, 1.000 posti di lavoro a tempo indeterminato e piu capacita logistica nel Centro Italia. Ecco perche l’apertura del nono centro di distribuzione Amazon riguarda da vicino i brand che vendono sui marketplace.

    Amazon ha inaugurato a Jesi, in provincia di Ancona, il suo nono centro di distribuzione in Italia — il primo nella regione Marche. Una struttura da circa 60.000 metri quadrati che segna un nuovo tassello nell’espansione della rete logistica del colosso dell’e-commerce nel nostro Paese.

    I numeri dell’investimento

    • 180 milioni di euro di investimento complessivo
    • 1.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni
    • Oltre 60 profili professionali diversi: dai ruoli operativi agli specialisti IT, manutenzione e risorse umane
    • Retribuzione di ingresso per i ruoli logistici di 1.914 € lordi al mese da gennaio 2026, l’8% sopra il minimo del CCNL Logistica e Trasporti

    In quindici anni, Amazon ha investito oltre 25 miliardi di euro in Italia: Jesi e la conferma di una strategia che continua ad avvicinare i magazzini ai clienti finali.

    Persone e tecnologia al centro

    Il nuovo polo integra robotica e automazione a supporto del lavoro delle persone. Accanto all’innovazione, il centro punta su sicurezza e welfare: presidi medici attivi 24 ore su 24, oltre 1.000 posti auto con 108 colonnine di ricarica elettrica, e il programma Career Choice che copre il 100% delle tasse per percorsi formativi qualificati.

    Perche questo interessa chi vende online

    Ed e qui che l’apertura di Jesi smette di essere solo una notizia di cronaca economica e diventa un’opportunita concreta per i venditori:

    • Consegne piu rapide nel Centro Italia: piu capacita di stoccaggio significa tempi di consegna piu competitivi per i clienti di quest’area, un fattore che incide direttamente sul tasso di conversione.
    • Piu solidita sulla logistica FBA: una rete piu capillare aiuta a gestire i picchi stagionali (Prime Day, Black Friday, Natale) con meno rischi di rottura di stock.
    • Un’opportunita per le PMI del territorio: le piccole e medie imprese marchigiane hanno oggi un accesso ancora piu diretto a milioni di clienti in Italia e all’estero.

    Per i brand che vendono sui marketplace, ogni nuovo hub logistico e una leva in piu su cui costruire una strategia di vendita solida.

    In Zelda Group aiutiamo le aziende a trasformare questa infrastruttura in risultati concreti: dalla gestione FBA all’ottimizzazione delle inserzioni, fino alla strategia pubblicitaria che sfrutta al meglio la copertura logistica di Amazon.

    Vuoi capire come sfruttare la rete logistica di Amazon per far crescere le tue vendite? Parliamone.

  • L’analisi dati in Amazon Seller Central diventa più accessibile per i brand

    L’analisi dati in Amazon Seller Central diventa più accessibile per i brand

    Amazon Seller Central ha ormai superato il ruolo di semplice strumento operativo. Nato come ambiente dedicato alla gestione di ordini e prodotti, nel tempo si è trasformato in un punto di riferimento sempre più centrale per comprendere l’andamento delle vendite e supportare le decisioni strategiche dei brand. L’introduzione di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale rafforza ulteriormente questa evoluzione, rendendo l’accesso ai dati più immediato e comprensibile. È in questo contesto che si inserisce Canvas, che introduce l’approccio noto come “chat with your data”.

    In passato, analizzare i risultati su Amazon significava affidarsi a report standard, dashboard spesso rigide ed esportazioni verso strumenti esterni. Un metodo solido, ma non sempre rapido né intuitivo, che richiedeva tempo e competenze specifiche per trasformare i numeri in informazioni utili. Canvas nasce per semplificare questo processo, permettendo di interrogare direttamente i dati dell’account Seller Central attraverso il linguaggio naturale e riducendo il tempo che intercorre tra la disponibilità dell’informazione e la sua reale comprensione.

    Con Canvas, l’analisi diventa più diretta e integrata nel lavoro quotidiano. L’utente non deve più individuare il report corretto o ricostruire manualmente le analisi, ma può ottenere risposte chiare partendo da domande mirate. Le informazioni vengono restituite in modo strutturato e spesso accompagnate da visualizzazioni che aiutano a interpretare meglio il contesto. Questo rende più semplice comprendere l’andamento delle vendite, individuare i prodotti più performanti o confrontare periodi diversi, avvicinando l’analisi dei dati alle attività operative di tutti i giorni.


    Allo stesso tempo, l’accesso alle informazioni diventa più trasversale all’interno dell’azienda. Non è più limitato a figure specialistiche, ma può coinvolgere anche chi si occupa di marketing, commerciale o gestione del catalogo, favorendo una maggiore condivisione del dato e una cultura dell’analisi più diffusa.

    Canvas è attualmente in fase di rilascio graduale e non è ancora disponibile per tutti gli account Seller Central.

    Tuttavia, la direzione intrapresa da Amazon appare chiara: rendere l’analisi dei dati sempre più semplice, intuitiva e orientata all’azione. Il modello del “chat with your data” riduce la distanza tra numeri e decisioni, aiutando i brand a interpretare più rapidamente ciò che accade nel proprio business. Per le aziende che operano su Amazon in modo strutturato, Canvas non sostituisce strumenti avanzati di analisi o il supporto consulenziale, ma introduce un livello di immediatezza che può semplificare il lavoro quotidiano. Integrarlo nei propri processi significa ottimizzare il tempo operativo e rafforzare la capacità di prendere decisioni più rapide e informate, trasformando i dati in una leva concreta di crescita.

  • Dentro le truffe dei resi Amazon: come funzionano e chi ci rimette

    Dentro le truffe dei resi Amazon: come funzionano e chi ci rimette

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha ridefinito le abitudini di acquisto di milioni di persone in tutto il mondo. Tra i protagonisti indiscussi di questa rivoluzione c’è Amazon, che ha costruito la sua fortuna su un principio tanto semplice quanto potente: fiducia. Fiducia nel sistema di consegna, nella qualità dei prodotti, e — soprattutto — nella politica dei resi facile e immediata, diventata sinonimo di sicurezza per i consumatori.

    Ma come spesso accade, dove c’è fiducia, può insinuarsi anche la truffa. Negli ultimi tempi stanno emergendo veri e propri “schemi” di frode legati ai resi, capaci di ingannare anche un colosso come Amazon.

    Il meccanismo, almeno in apparenza, è quasi geniale nella sua semplicità.
    Un acquirente ordina un prodotto — ad esempio un laptop, uno smartphone o un elettrodomestico di fascia alta — e, subito dopo la consegna, richiede il reso. Fin qui tutto normale: Amazon, nel suo sistema orientato alla soddisfazione del cliente, approva la richiesta senza troppe verifiche immediate.

    Il passo successivo è quello che trasforma un reso legittimo in una truffa: il pacco restituito non contiene l’oggetto originale, ma una copia, un pezzo rotto o addirittura un oggetto completamente diverso ma di peso simile.
    L’aspetto più subdolo è che il sistema di controllo automatizzato di Amazon spesso si basa sul semplice riscontro del peso e della spedizione, non su un controllo immediato del contenuto. Così il truffatore riceve il rimborso completo, mentre il venditore resta con un oggetto senza valore.

    Amazon gestisce milioni di spedizioni e resi ogni giorno. Per mantenere la velocità e l’efficienza che ne hanno decretato il successo, gran parte delle operazioni di verifica avviene in modo automatizzato.
    Il colosso fonda il proprio ecosistema sulla presunzione di onestà dell’utente, un principio che ha senso nella maggioranza dei casi ma che, in queste circostanze, si rivela un punto debole.

    Inoltre, la logica dell’“Amazon refund first, verify later” — cioè il rimborso immediato prima della verifica — crea una finestra di vulnerabilità. Il cliente riceve indietro i soldi molto prima che venga accertato se il prodotto restituito sia effettivamente l’originale. Se il controllo successivo rivela l’inganno, spesso è troppo tardi: il reso è già stato registrato e il truffatore è sparito.

    Molti pensano che Amazon possa assorbire queste perdite, ma la realtà è diversa.
    Nella maggior parte dei casi, non è Amazon a rimetterci direttamente, ma i venditori terzi (i cosiddetti “seller”) che utilizzano la piattaforma per distribuire i loro prodotti.
    Quando un reso risulta approvato e rimborsato, il costo del prodotto viene detratto dal conto del venditore. Amazon può intervenire solo se si dimostra con certezza la frode, un’impresa spesso complessa e lunga.

    Anche i produttori subiscono conseguenze indirette: la perdita di fiducia dei venditori, l’aumento dei costi di gestione dei resi e, in alcuni casi, la svalutazione del marchio.
    Per il cliente onesto, invece, la conseguenza è un aumento generale dei prezzi: le aziende sono costrette a coprire le perdite generate da questi sistemi fraudolenti.

    Amazon sta introducendo controlli più stringenti sui resi sospetti, come la verifica fotografica del pacco prima dell’apertura o l’analisi automatica basata sull’anomalia dei comportamenti di acquisto. Tuttavia, la sfida è ancora aperta: bilanciare la rapidità del servizio con la sicurezza contro le frodi è un equilibrio delicato.

    La chiave, forse, sta nella collaborazione tra venditori, produttori e piattaforme: condividere informazioni, segnalare anomalie e creare sistemi di tracciamento più trasparenti.
    Solo così il sogno dell’e-commerce può restare tale — senza trasformarsi in un incubo di truffe e inganni.