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  • Il dazio da 3 euro sui pacchi cinesi ha funzionato. Temu ha perso metà delle vendite in due mesi

    Il dazio da 3 euro sui pacchi cinesi ha funzionato. Temu ha perso metà delle vendite in due mesi

    Dal 1° luglio 2026, ogni pacco sotto i 150 euro proveniente dalla Cina paga 3 euro di dazio per categoria di prodotto. Le dogane francesi hanno già misurato il risultato: -30/40% di spedizioni verso l’UE in un mese e mezzo.

    Temu, AliExpress e Shein hanno costruito il loro modello sull’esenzione doganale europea per i pacchi sotto i 150 euro. Dal 1° luglio non esiste più, e i numeri mostrano quanto quella esenzione fosse il perno del loro vantaggio competitivo.

    Nel 2025 sono entrati nel mercato europeo 5,9 miliardi di piccoli pacchi: 16 milioni al giorno, quattro volte il volume del 2022. Il 93% proveniva dalla Cina. In due mesi, buona parte di quel flusso si è fermata.

    Il calo: Temu -50%, AliExpress -37%, Shein -15%

    I dati vengono da due fonti. Le dogane francesi, citate giovedì dal ministero dell’Economia di Parigi, registrano un calo del 30-40% delle importazioni di piccoli pacchi dalla Cina verso l’UE. L’app Joko, che analizza le transazioni bancarie di 1,5 milioni di utenti, quantifica per singola piattaforma: tra giugno e luglio Temu ha perso il 50% del volume di vendite, AliExpress il 37%, Shein il 15%.

    Temu e AliExpress hanno risposto alzando i prezzi — rispettivamente del 30 e del 27% sullo scontrino medio. AliExpress ha incluso i dazi nel prezzo e ha definito le nuove regole “fondamentalmente sbagliate” e dannose per le famiglie a basso reddito. Dal punto di vista commerciale è una posizione comprensibile; meno lo è considerando che nel 2025 un’indagine UE ha trovato che oltre il 60% dei prodotti di basso valore controllati non rispettava i requisiti di sicurezza europei.

    Perché Shein resiste meglio

    Shein aveva anticipato il problema. A dicembre 2025 ha aperto un grande magazzino in Polonia che le consente di spedire come importatore convenzionale, senza far passare ogni ordine come pacco diretto dalla Cina. Non è un’elusione: è il modello che Amazon, Zalando e tutti gli altri retailer usano da sempre. Shein ha smesso di essere un’eccezione.

    Il risultato è un -15% contro il -50% di Temu, che non ha una struttura logistica europea paragonabile.

    Il precedente francese: cosa è andato storto

    La Francia ci aveva già provato a marzo 2026, con una tassa autonoma da 2 euro per categoria. Il risultato era stato marginale: 2,3 milioni di euro al mese di gettito contro i 400 milioni previsti. Le piattaforme avevano semplicemente dirottato le spedizioni attraverso paesi confinanti, bypassando le dogane francesi. Parigi ha sospeso la propria misura per convergere su quella comunitaria.

    La differenza con il dazio UE è proprio questa: il porto d’ingresso non cambia niente. Il prelievo vale in tutta l’Unione.

    L’Italia: la tassa da 2 euro rimane in piedi

    L’Italia non ha abbandonato la propria misura autonoma, prevista per ottobre a 2 euro per pacco. Il ministro Giorgetti l’ha definita “compatibile con il dazio europeo”. In pratica significa che il consumatore italiano potrebbe pagare entrambi i prelievi contemporaneamente.

    Il dazio comunitario da 3 euro è temporaneo: copre il periodo fino alla riforma doganale europea prevista per il 2028. Da novembre si aggiunge una voce “spese di trattamento” ancora da quantificare, stimata intorno ai 2 euro a pacco.

    Cosa cambia per chi vende su Amazon

    Il calo del volume di spedizioni cinesi verso l’UE alleggerisce la pressione sui prezzi che negli ultimi tre anni ha schiacciato molte categorie di prodotto su Amazon. Non elimina la concorrenza, ma modifica le condizioni di costo su cui si basa.

    Un prodotto che su Temu costava 8 euro ora può costarne 10-11, dopo il trasferimento del dazio sui consumatori. Per un venditore europeo che produceva o importava in modo convenzionale, pagando dazi e IVA già prima, il gap di prezzo si restringe.

    Quanto questa compressione sia sufficiente a cambiare le abitudini d’acquisto costruite negli ultimi quattro anni è ancora da vedere. La soglia di prezzo che rendeva Temu irresistibile si è alzata. Se i consumatori notino la differenza, lo dicono le prossime trimestrali.

  • Il mercato Amazon sta cambiando: concorrenza in calo, opportunità in crescita

    Il mercato Amazon sta cambiando: concorrenza in calo, opportunità in crescita

    Il marketplace di Amazon sta evolvendo rapidamente. Negli ultimi quattro anni, la concorrenza tra i venditori è diminuita del 21% – un dato sorprendente che significa meno seller attivi sulla piattaforma e, di conseguenza, più opportunità per chi rimane e sa muoversi con competenza (marketplacepulse.com). In altre parole, oggi ci sono meno venditori rispetto al 2021, ma ciascuno di essi può beneficiare di una visibilità maggiore. Questa trasformazione crea scenari interessanti per i brand e le imprese che vogliono crescere su Amazon, purché siano preparati ad affrontare le nuove sfide di un ecosistema in maturazione.

    Meno concorrenza, più opportunità: i numeri chiave

    Per capire meglio questo cambiamento, diamo uno sguardo ad alcuni dati significativi che illustrano l’evoluzione recente del marketplace Amazon:

    • Venditori attivi: nel 2021 vi erano oltre 2,4 milioni di seller attivi su Amazon; oggi sono scesi a meno di 1,9 milionimarketplacepulse.com. Si tratta di un calo di circa 21% nel numero di venditori in quattro anni. È un paradosso: quasi un milione di nuovi venditori si registra ogni anno, eppure molti non restano attivi a lungo termine. Questo calo netto indica che molti venditori abbandonano o non riescono a competere, lasciando più spazio sul mercato a chi invece permane e investe nella propria presenza.

    • Traffico per venditore: grazie a questa diminuzione della concorrenza, la visibilità media per venditore è aumentata. Il traffico mensile disponibile per ciascun seller è cresciuto di oltre 30%: oggi ogni venditore riceve in media circa 2.837 visite al mese, rispetto alle 2.162 del 2021. In pratica, ci sono più clienti potenziali per ogni venditore rimasto sulla piattaforma rispetto a quattro anni fa (marketplacepulse.com).

    • Crescita dei ricavi Amazon: nello stesso periodo, Amazon ha continuato a crescere in termini di fatturato. I ricavi annuali complessivi di Amazon sono saliti del 36%, passando da 470 miliardi di dollari nel 2021 a 638 miliardi nel 2024 (marketplacepulse.com). Questo significa che il giro d’affari su Amazon è più grande che mai, e una fetta sempre maggiore di questo volume è generata dai venditori terzi.

    • Peso dei venditori terzi: la quota delle vendite su Amazon attribuibile ai seller indipendenti ha raggiunto livelli record. Oggi oltre il 60% delle unità vendute sul marketplace proviene da venditori terzi (piccole e medie imprese e brand indipendenti), in aumento rispetto al 56% di quattro anni fa. Amazon stessa ha confermato che più del 60% delle vendite totali del suo store è generato dai seller indipendenti (smallbiztrends.comsmallbiztrends.com), segno che il ruolo dei venditori esterni è diventato centrale nell’ecosistema Amazon.

    • Seller di successo in crescita: il numero di venditori che raggiungono fatturati importanti sta aumentando. Oltre 55.000 venditori nel mondo hanno superato 1 milione di dollari di vendite annuali nel 2024. Inoltre, i venditori indipendenti USA hanno registrato in media 290.000 dollari di vendite annue ciascuno, in crescita del 16% rispetto all’anno precedentesmallbiztrends.com. Questo dato medio indica che, per chi riesce ad affermarsi, il business su Amazon può essere molto redditizio.

    Questi numeri chiariscono la situazione: ci sono meno venditori attivi, ma quelli che restano ottengono più traffico e possono intercettare una quota maggiore delle vendite in un mercato in espansione. Non solo: la longevità su Amazon paga. Oltre il 60% dei primi 10.000 seller su Amazon.com è attivo da prima del 2019 (marketplacepulse.com). Ciò dimostra che l’esperienza e la capacità di adattamento sono fattori fondamentali per avere successo su questa piattaforma. I venditori veterani, con anni di esperienza alle spalle, dominano tuttora la scena nonostante il continuo arrivo di nuovi concorrenti. In effetti, molti nuovi venditori faticano a restare attivi a lungo: la maggior parte abbandona entro pochi anni, mentre chi è preparato e resiliente continua a crescere.

    In sintesi, il marketplace Amazon è diventato meno “affollato” rispetto al passato recente, e questo apre opportunità importanti per aziende e seller disposti a investirci in modo strategico. Tuttavia, meno concorrenza non significa meno sfide – anzi, Amazon è un mercato sempre più sofisticato e competitivo su altri fronti. Vediamo quali sono le nuove sfide principali che i venditori devono affrontare oggi.

    Le nuove sfide per i venditori Amazon

    Le opportunità offerte da un mercato con meno competitor vanno di pari passo con sfide significative. Amazon negli ultimi anni ha introdotto cambiamenti, politiche e innovazioni che rendono la vita del seller più complessa in diversi ambiti. Ecco alcune delle sfide principali da tenere sotto controllo:

    Gestione dell’inventario e logistica FBA

    Ottimizzare scorte e logistica è diventato cruciale. Amazon impone limitazioni sempre più stringenti all’inventario nei centri FBA (Fulfillment by Amazon) e applica costi di stoccaggio elevati per merce che rimane troppo a lungo in magazzino. I venditori devono mantenere livelli di scorta ottimali (indicativamente per 30-60 giorni di vendite): avere troppo inventario comporta costi di stoccaggio inutili, mentre esaurire le scorte rischia di penalizzare la performance del proprio account (ad esempio con punteggi di inventory performance bassi e restrizioni sui rifornimenti). Pianificare accuratamente la supply chain è quindi essenziale. Inoltre, Amazon oggi conteggia come stock anche le spedizioni in arrivo verso FBA non appena vengono pianificate, il che complica la gestione per chi invia merce dai propri magazzini. La capacità di prevedere la domanda e rifornire nei tempi giusti è diventata un fattore chiave per evitare costi extra e limitazioni operative.

    Automazione e intelligenza artificiale nei processi

    Amazon sta spingendo molto sull’automazione dei processi logistici e di assistenza, con impatti diretti sui seller. Nei centri di distribuzione sono stati deployati oltre 750.000 robot che movimentano prodotti e supportano le attività di magazzinoaboutamazon.com. Questa automazione promette efficienza, ma può anche creare nuovi problemi: molti venditori segnalano casi di inventario “scomparso” o gestito in modo errato e rimborsi ritardati dovuti a disguidi interni. Anche nel servizio clienti Amazon utilizza sempre più algoritmi e intelligenza artificiale per gestire ad esempio i reclami dalla A alla Z e altre dispute. Decisioni automatizzate su reclami e resi, sebbene rapide, a volte non colgono le sfumature dei singoli casi, lasciando i venditori frustrati di fronte a errori difficili da contestare. In breve, l’elemento umano si è ridotto e i seller devono imparare a convivere (e interagire) con procedure automatizzate non sempre perfette. Restare aggiornati sulle policy e saper navigare anche queste situazioni “tech” è diventata una parte dell’expertise necessaria.

    Pressione sui costi e concorrenza globale

    Gestire i margini di profitto su Amazon è sempre più complesso. Negli ultimi anni Amazon ha incrementato commissioni e costi a carico dei venditori (dalle fee di referral, alle tariffe Logistica di Amazon, ai costi pubblicitari), al punto che per molti seller oltre il 50% dei ricavi finisce eroso da costi e commissioni Amazon (marketplacepulse.com). A questo si aggiungono i costi pubblicitari in aumento – la competizione per apparire nei risultati sponsorizzati è alta e il pay-per-click pesa sui bilanci – e le tariffe di stoccaggio a lungo termine, che richiedono ulteriore attenzione nella rotazione delle scorte.

    In parallelo, la concorrenza internazionale si fa sentire: i venditori cinesi in particolare hanno conquistato oltre il 50% dei posti tra i top seller su Amazon.com. Molti produttori asiatici ormai vendono direttamente al consumatore su Amazon, potendo permettersi prezzi aggressivi che mettono sotto pressione i seller occidentali. Questo scenario rende difficile competere sul prezzo se non si offre un prodotto davvero unico o di qualità eccezionale. Inoltre, le incertezze geopolitiche e tariffarie complicano la vita ai venditori che importano merce: dazi e politiche commerciali possono cambiare repentinamente, influenzando costi e tempi di approvvigionamento. In sintesi, per prosperare oggi un seller deve avere margini ben calcolati, ottimizzare ogni costo e magari diversificare fornitori e mercati per mitigare i rischi.

    Strategie per il successo nel nuovo scenario Amazon

    Di fronte a questo panorama, come possono i venditori – o le aziende che vogliono entrare su Amazon – avere successo? La chiave sta nell’adattarsi all’evoluzione del marketplace con strategie mirate e nella valorizzazione dell’esperienza.

    1. Ottimizzazione operativa: La gestione efficiente è fondamentale. Significa tenere sotto controllo ogni aspetto: dall’inventario (mantenendo le scorte nel range ottimale per evitare sia rotture di stock sia costi eccessivi) all’ottimizzazione delle inserzioni e delle campagne pubblicitarie. Precisione operativa è ormai una parola d’ordine: su Amazon ogni errore (che sia un prezzo sbagliato, un ritardo di evasione, o una campagna PPC mal impostata) può costare caro in termini di commissioni sprecate, penali o opportunità mancate. Curare i dettagli e utilizzare strumenti di analytics per prendere decisioni informate non è più opzionale, è necessario per stare al passo.

    2. Aggiornamento continuo: Le politiche di Amazon, gli algoritmi di posizionamento, e gli strumenti a disposizione dei seller cambiano continuamente. Pensiamo solo alle novità introdotte dall’AI generativa negli ultimi tempi (ad esempio strumenti per migliorare automaticamente le schede prodotto, assistenti vocali per lo shopping, etc.). I venditori vincenti sono quelli che studiano e si formano di continuo, pronti a sfruttare nuove funzioni e ad adattarsi alle modifiche del sistema. Il mercato Amazon continua a maturare rapidamente (zonwizard.com), e chi rimane statico rischia di venire tagliato fuori. Al contrario, chi abbraccia il cambiamento e innova avrà un vantaggio competitivo.

    3. Investimenti e pianificazione strategica: Oggi avviare e far crescere un business su Amazon richiede investimenti maggiori rispetto al passato – in inventario, marketing, logistica, e soprattutto in competenze. Le barriere all’ingresso si stanno alzando costantemente: disporre di capitale sufficiente e know-how avanzato è ormai un prerequisito per il successo (zonwizard.com). I nuovi entranti devono essere pronti a investire in modo significativo (in soldi e tempo) per ritagliarsi un ruolo tra la concorrenza. È fondamentale elaborare un piano a medio-lungo termine: non ci si può più improvvisare venditori Amazon sperando di “arricchirsi velocemente”. Bisogna pianificare ogni aspetto (dalla selezione dei prodotti alla gestione finanziaria) con professionalità.

    4. Affidarsi all’esperienza di partner esperti: Un punto spesso sottovalutato è l’importanza di avere un supporto specializzato. Come abbiamo visto, oltre il 60% dei seller di maggior successo opera su Amazon da molti anni, e non è un caso. L’esperienza decennale insegna come evitare gli errori più comuni, come reagire ai cambiamenti della piattaforma e come ottimizzare davvero ogni leva disponibile. Per un’azienda che vuole vendere su Amazon (o un venditore alle prime armi) avere al fianco un partner con 10 o più anni di esperienza sul marketplace può fare la differenza tra fallire e prosperare. Un partner esperto conosce in profondità le dinamiche della piattaforma, sa interpretare i dati di vendita, le metriche chiave e ha già affrontato (e risolto) problemi simili in passato. Ciò significa poter navigare le complessità di Amazon con una guida sicura, risparmiando tempo e costi e massimizzando i risultati. Non a caso, oggi le agenzie specializzate Amazon e i consulenti esperti sono sempre più richiesti: forniscono quel valore aggiunto necessario per orientarsi in un ecosistema così competitivo e in continuo mutamento (zonwizard.com).

    In conclusione, il mercato Amazon nel 2025 offre grandi opportunità a chi saprà coglierle con competenza. La diminuzione della concorrenza e l’aumento della domanda aprono spazi che qualche anno fa erano impensabili – mai come ora c’è occasione di emergere per i seller capaci. Tuttavia, Amazon non è più “facile” come un tempo: è un ambiente più maturo, con regole del gioco impegnative e una selezione naturale che favorisce solo i migliori. I venditori in grado di adattarsi e innovare sono quelli destinati a prosperare, mentre chi non è preparato rischia di essere costretto ad abbandonare la piattaforma (zonwizard.com). Per questo, affidarsi a professionisti con anni di esperienza diventa un passo quasi obbligato per chi ambisce al successo su Amazon. In un panorama in cui capitale e competenze contano sempre di più, avere un partner Amazon con 10+ anni di know-how significa dotarsi di quel vantaggio competitivo necessario per navigare nell’oceano di Amazon in sicurezza e raggiungere risultati concreti. In altre parole, l’esperienza oggi non è solo un valore aggiunto – è una condizione necessaria per trionfare nel marketplace più grande del mondo.

    Fonti: Dati Marketplace Pulse, 2024 Small Business Empowerment Report di Amazon, ZonWizard Academy Blog: marketplacepulse.commarketplacepulse.comsmallbiztrends.com, elaborazione Zelda Group.